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PAPITO NEI RICORDI DEI SUOI ALLIEVI
>> Il Ricordo di Enzo Conte
>> Il Ricordo di di Ines Galasso

con Enzo Conte - Zanussi - Roma 1996 |
IL RICORDO DI ENZO CONTE
Ricordo il primo giorno in cui ci siamo conosciuti. Era l'agosto del 1994. Una sua ballerina mi aveva parlato di lui. Gli avevo telefonato e quella sera stessa era passato a prendermi in albergo per portarmi al Coabey, uno dei ritrovi salseri più popolari di Puerto Rico. Ricordo ancora la mia delusione nel vedermi apparire al posto di un ballerino aitante col fisico d’atleta un personaggio molto bene in carne che non rispondeva sicuramente ai canonici classici del ballerino. Quando lo vidi ballare rimasi ancora più deluso. Il suo era un modo di ballare davvero differente rispetto a quello che avevo visto fino allora. Un modo che sconvolgeva tutte le idee che fino allora mi ero fatto sulla salsa. Nonostante la perplessità iniziale, affascinato dalla sua personalità, decisi di iscrivermi alla sua accademia. In realtà la prima lezione fu decisamente scioccante perché a dire il vero non ci capii davvero nulla. Il passo base era completamente diverso, il tempo di esecuzione era anche differente. I suoi allievi ballavano infatti sul secondo tempo della musica (anche se a dire il vero questo lo capii solo in un secondo momento perché nessuno si era preso la briga di dirmelo.). Anche l’atmosfera era decisamente diversa, sicuramente più informale rispetto alle accademie portoricane che avevo frequentato fino ad allora. In realtà lo studio di Papito si trovava direttamente a casa sua, proprio a fianco della cucina, da dove arrivano, per me vegetariano, profumi per niente invitanti.
Devo confessare che alla fine della prima lezione più che entusiasta ero decisamente depresso. Papito lavorava molto sullo swing, sull'impostazione stilistica, sull'esternazione del sabor attraverso lo studio di una sequenza di passi che sinceramente, all' inizio, non sapevo dove ci avrebbe portato (devo persino ammettere che alla prima lezione non ero riuscito nemmeno a beccare un passo!)
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Ricordo la prima volta ballare i suoi "Jala Jala dancers". Rimasi talmente impressionato che capii che quella doveva essere "la mia salsa". Li vidi ballare al teatro Bellas Artes di San Juan, in occasione di uno spettacolo di Roberto Roena. Rimasi incantato davanti al machismo discreto di quegli uomini che tendevano ad esaltare la sensualità di quelle donne così misteriose. Ma quello che infine più mi incantò fu la loro eleganza, quella apparente compostezza che sfociava però in tocchi di negritudine che davano al ballo non solo un certo "sabor" tipicamente caraibico, ma anche un fascino che trasudava "transculturazione" da tutti i suoi pori. Era l'Africa che si incontrava con l'Europa in una nuova Terra.
Ricordo la prima volta di Papito in Italia. Lo vedo ancora lì, con il suo immancabile vestito bianco (era santero), mentre amorevolmente seguiva lo spettacolo dei suoi ballerini. Alla fine però il pubblico era tutto per lui. Papito era così, aveva un carisma che ti poteva confondere ma che, se sapevi cogliere, ti ammaliava.
Ricordo anche il nostro momento più difficile, quando ritenne opportuno interrompere la nostra collaborazione per farsi sedurre dal richiamo di altre sirene. Era però una persona che sapeva riconoscere i propri errori e ricordo con piacere il giorno in cui mi chiese di ritornare a lavorare con lui.
Con me Papito è stato in Italia ben 6 volte. Abbiamo avuto modo di conoscerci a fondo, di accettarci con i nostri pregi ed i nostri difetti e di diventare non solo soci in affari ma oserei dire veri amici.
Quando veniva in Italia lo ospitavo a casa mia, quando andavo io Puerto Rico era lui che mi metteva a disposizione la sua casa, persino la sua macchina. In questa cosa ci assomigliavamo moltissimo: le nostre erano dei veri porti di mare dove passavano una infinità di persone. Lui era sempre gentile con tutti, sempre ospitale, sempre pronto ad aiutare le persone che avevano bisogno e lo faceva di cuore, senza secondi fini.
Gli piaceva molto la compagnia, gli piaceva molto attorniarsi di gente di tutti i tipi, anche se troppe persone nel corso degli anni lo hanno abbandonato o persino tradito.Questo era il suo cruccio più grande. Per alcuni dei suoi ex ballerini provava un vero e proprio rapporto di amore-odio ma era dispiaciuto anche per il comportamento di alcuni suoi ex allievi italiani che quando arrivavano a Puerto Rico nemmeno si degnavano di fargli una telefonata per chiedergli come stava.
Ricordo i nostri interminabili viaggi in macchina. A volte si addormentava a Roma per poi svegliarsi magari a Ferrara e la prima cosa che diceva era "comer" ossia: mangiare. Andava matto per il cibo e purtroppo questa sua ingordigia con il tempo gli è stata fatale. Era un tipico cancro, estremamente lunatico. Alle volte rimaneva per ore in un silenzio assorto quasi contemplativo ma quando aveva voglia di parlare non lo fermavi più. Diventava un fiume in piena, e come un santone aveva la capacità di ipnotizzare la sua platea.
Era in fondo una persona semplice, tenera che sapeva commuoversi per niente. Soffriva molto perché in amore, pur essendo un gaudente, era infelice. Però non si vergognava affatto della sua omosessualità. Anzi ne era persino orgoglioso!
Col tempo, conoscendolo più a fondo l'ho molto apprezzato come artista. Non tanto per le sue qualità tecniche (era più che altro un istintivo) ma per la sua capacità di penetrare la musica, di lasciarsi andare alla magia dei tamburi e di raggiungere nei momenti di maggiore ispirazione un vero e proprio stato di trance. Lui mi diceva era come se si sentisse cavalcato da uno spirito. Era come se questo spirito ballasse per lui, guidandone i passi ed i gesti.
Era inimitabile, al punto che posso tranquillamente affermare che se esiste uno stile Jala Jala che si ispira a lui, nessun ballerino al mondo sarà mai capace di ballare come lui (con l'eccezione forse della sua assistente Janet Orta, l'unica capace di riprodurre, nonostante il suo essere donna, le tipiche movenze di Papito).
Devo dire che era anche un grande professionista: fra di noi non c'è mai stato nessuna discussione sul lavoro. Siamo sempre andati d'amore e d'accordo e credo di poter dire con orgoglio che non abbiamo mai mancato ad un impegno e non siamo mai arrivati in ritardo a qualche stage o a qualche spettacolo. |
Quanti ricordi, soprattutto quanti rimpianti!!!
L'ultima estate che avevo passato a casa lui mi aveva chiesto di ballare nel suo gruppo dandomi una gioia incredibile. Era il segno tangibile della sua stima.
Il mio debutto avviene durante la festa patronale di Loiza, davanti a migliaia di persone.
Sono il primo italiano a ballare a Puerto Rico con un gruppo interamente portoricano. É per me il raggiungimento di una meta!...
Sarà difficile fare a meno di lui, senza una stella che possa esserci di riferimento nel nostro cammino, Ma una cosa mi sono ripromesso: fare in modo che il suo esempio, il suo ricordo non vada perduto nel tempo. Mi piacerebbe creare un "Papito Jala Jala fan club", composto da tutte quelle persone che si sono riconosciute in lui e nel suo stile, oppure che solamente hanno apprezzato la sua arte.
Una maniera semplice per ringraziarlo per tutte le meravigliose cose che ci ha lasciato.
Grazie Miguel, mi manchi, ci manchi tantissimo, ma sappi che non ti dimenticheremo mai. La tua presenza rimarrà per sempre viva nei nostri cuori... |
| IL RICORDO DI INES GALASSO |
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Erano le 20.00 ora locale, il profilo della costa era nitido, le luci della città scintillavano nel mare e dall'aereo riuscivo a scorgere due grandi ponti illuminati.
Splendente e tranquilla San Juan era come adagiata, quasi consapevole della propria bellezza, a specchiarsi in un mare immobile.
Sono scesa dall'aereo con un po' di paura: ero in un paese che non conoscevo, in un continente nuovo, una lingua che non parlavo bene. Ma poi quando l'ho visto la paura mi è passata.
Mi sono sentita a casa ma con qualcosa di più. Ho respirato un'aria nuova e subito una sensazione piacevole mi è entrata dentro, quasi in modo impercettibile. Mi sono accorta che ero serena,
Girando per le strade della capitale sono rimasta stupita: era tutto così diverso da quello che avevo immaginato e fantasticato su un'isola caraibica. Mi sembrava di essere in America o a Marbella: grandi condomini, grosse catene di negozi, grattacieli, hotel lussuosi fino al limite del buon gusto, casinò, fast food e dovunque luci, colori, movimento.
E di giorno l'isola si accendeva di colori luminosi, forti, esplosivi con le sue spiagge d'oro lunghe e lisce, lambite da un oceano verde-azzurro sempre caldo, le sue palme di cocco ricche di frutti dolci e dissetanti e la gente che si crogiolava pigramente su un'amaca o era impegnata in pranzi luculliani
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In una settimana ho visto posti stupendi: le più belle spiagge dell'isola, viste forse con un entusiasmo un po' da bambina.
Mi ricordo poi il locale di Maria, con tutte quelle persone un po' strane ma dolcissime. Dolci come il frappè di fragola che Maria ogni volta ci preparava con amore.
Ho girato i locali più importanti di San Juan. Ho visto all'opera i migliori ballerini dell'isola e le sensazioni che ho provato guardandoli, credo che abbiano cambiato per sempre il mio approccio con la salsa.
Ricordo ancora gli uomini: alcuni con un atteggiamento un po' aggressivo nella loro dimostrazione di machismo, ma sempre comunque caldo e quasi mai anonimo. Le donne con il volto spesso impassibile, chiuso nella loro superbia che contrastava con quel corpo dalla flessuosità di gazzella, che aveva insieme grazia, stile ed energia, provocante senza mai essere volgare.
Conoscendo di più il carattere di un popolo tanto spesso immaginato da essere mitizzato, ho capito finalmente i lati positivi e negativi dei portoricani e questo mi ha permesso di apprezzare le nostre caratteristiche e trovare la chiave per lavorare sui miei difetti.
Ricordo la mamma di Papito, una vecchina, così dolce nella sua semplicità, che si era tanto legata a me tanto farmi commuovere. Una persona incantevole al cui pensiero il cuore mio sorride anche se con amarezza, perché non so se riuscirò mai a rivederla.
Sono stata felice di conoscere Papito nel suo paese, nella sua casa, mentre lavorava con il suo gruppo, in un ambiente dove era veramente se stesso. Questa è stata una sicuramente una delle emozioni più belle della mia vita, perché con tutti i difetti che aveva, Papito era una persona con un carisma davvero eccezionale, lunatico ma coinvolgente, cocciuto a volte, ma sensibilissimo, capace di correre a rotta di collo se un nemico lo chiamava in aiuto. Una personalità incredibile che mi ha insegnato attraverso le sue esasperazioni a liberarmi dalle mie inibizioni, a superare le mie insicurezze. Una persona con un entusiasmo così grande da trainare anche le persone più timide ed introverse.
Ancora non ci credo che non ci sia più. Mi riesce così difficile immaginare quella casa, quel paese, quelle persone senza di lui. Nella mia mente è come se il tempo si fosse fermato e lui fosse sempre lì che cucina il pollo con i fagioli o che si prepara per uscire, vestito sempre di bianco, o che accende le candele per il suo altare o che fa lezione ai suoi allievi o che si arrabbia con l'incorreggibile Roxana.
Forse è stata proprio Puerto Rico o forse è stato lui, oppure entrambe le cose, ma è successo proprio a me di vivere quel sogno stupendo e di provare delle emozioni incredibili nella notte di San Juan, quando risuonava il verso del coqui.
Forse è stato tutto questo a rendere veramente questa isola la "isla del encanto" nei mie ricordi, come nei miei sogni...
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