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INTERVISTA A PAPITO JALA JALA

Questa intervista è stata rilasciata da Papito Jala Jala nell’agosto del 1995 a Puerto Rico nella sua abitazione di Bahia Vistamar, sede della sua Accademia di Ballo.
L’intervista realizzata in video è qui riportata fedelmente grazie all’accurata traduzione della insegnante venezuelana Trudy Iglesias a cui vanno i nostri più sentiti ringraziamenti
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RACCONTACI UN PO’ CHI E’ PAPITO JALA JALA
Io sono un lavoratore portoricano a cui piace molto ballare la salsa.
M'identifico con lei profondamente, la considero parte della mia vita. Ballo fin da bambino. A tredici anni  ho vinto la mia prima gara di ballo. Era una gara organizzata dal “Canal 11” della televisione portoricana, incentrata sul tema “Jala Jala”. L’orchestra che lo suonava era il Gran Combo de Puerto Rico. A questo gruppo devo molto, soprattutto nella persona del suo direttore: il signor Rafael Ithier. Da lì viene il mio nome e da quel momento inizia la mia vita nel ballo e nella musica.
Sono seguite altre presentazioni per le tv locali: nel “Canal Once” nei programmi "Alta tension", e " Cambia, cambia" (sotto la direzione del signor Alfredo Lingeria), poi per il “Canal Siete”, nel programma "La factoria de la salsa". Ho partecipato quindi ai programmi "Salsa, sabado en la noche" e ad un'edizione della "Semana de la salsa" sul “Canal 2”.
Insomma, posso dire che sono soddisfatto delle belle cose che ho fatto e molto orgoglioso, perché senza possedere un'educazione accademica per quel che si riferisce al ballo, sono riuscito a dare un grosso contributo allo sviluppo della cultura del mio paese.
Questo è molto importante e  voglio che sia sottolineato: io non ho mai frequentato nessuna scuola di ballo. La mia scuola è stata la strada, il guardare la gente ballare, andando anche a vedere i ballerini che si esibivano nei locali; personaggi che ammiravo come Roberto Roena e Anibal Vàsquez, i quali secondo me sono i pionieri della salsa ballata qui a Puerto Rico.
Il mio preferito era Cuqui Roena, fratello di Roberto Roena. Il mio sogno era riuscire ad esibirmi insieme a  lui , ma non ci sono riuscito a causa della sua morte prematura.
Quello che io insegno nella mia scuola (dove ci troviamo adesso), è che la salsa si deve ballare con il cuore, si deve sentire e godere, deve essere parte di te stesso. Ad esempio, io sono una buona forchetta, mangio molto e ballo tanto, godo di quel che mangio cosi come  godo mentre ballo. Per me il piacere per il cibo e il ballare salsa sono due cose che vanno di pari passo. Bisogna amare e saper apprezzare quelli che sono i piaceri della vita…
Io amo ballare e godo quando ballo specificamente per dare soddisfazione alla gente. Ho la fortuna che quello che faccio su un palcoscenico piace al pubblico. Però io non ballo solo per loro, ballo per divertirmi e per godere io prima di tutto.
Generalmente non ballo da solo, ballo sia con una partner donna che con un altro ballerino. Qualcuno lo troverà fuori dalle regole... ma l’importante è divertirsi, godere insieme a qualcun altro che come te sta godendo mentre balla.
E’ questo il motivo per quale ringrazio il mio gruppo di ballo, del quale sono molto orgoglioso. Ringrazio anche  tutti quelli che hanno  contribuito al gran successo del gruppo. Ognuno dI loro collabora nell'elaborazione delle coreografie. I passi iniziali possono essere miei, poi uno dei ragazzi magari finisce con l’elaborarli. Può essere che loro facciano una proposta nuova. Tutto si studia, ma ogni cosa avviene sotto la mia supervisione. Se qualcosa non mi piace o non è dentro del mio stile, non verrà ammessa.
Grazie a Dio, il pubblico apprezza Los Jala Jala dancers per il loro stile, per la loro grazia nei movimenti, ma anche per il loro abbigliamento, del quale mi occupo personalmente. Mi piace che le donne siano femminili e i maschi virili, ma soprattutto eleganti.
Considero che è l'insieme di tutti questi elementi che ci ha permesso d'arrivare al successo che oggi abbiamo, anche se speriamo di andare oltre, ad esempio visitare l’Italia. Siamo ansiosi di insegnare il nostro stile e di compartire con gli italiani, per conoscerli e farli divertire con la mia salsa, con il mio modo d'essere, con il mio modo di vedere.
So che lì esistono diversi stili di ballo, ma credo che il mio  possa contagiarli grazie al suo swing, grazie al suo sabor. Fattori che permettono sempre di distinguerti fra tanti ballerini.
 
QUANDO SI COMINCIO’ A BALLARE LA SALSA  A PUERTO RICO?
Secondo la storia... ( Hey!, ho solo 43 anni, non portarmi così lontano nel tempo), ti parlerò partendo della mia epoca, di quello che ho vissuto a partire dei miei 13 anni. So che se ne parla già dagli anni ‘50, almeno cosi ho sentito e mi hanno riferito.
Io parlo di quel che ho visto anche in televisione, come i signori Roberto Roena, Anibal Vàsquez, Cuqui Roena. C'erano altri ballerini che secondo me non hanno avuto una giusta collocazione nell'ambiente del ballo, come i signori Tito Bei e Vitìn Canales, persone che tu non conosci, uno vive in Puerto Rico, l'altro a New York.
Ma sono molti i bravi ballerini presenti nella scena di Puerto Rico. Io personalmente riconosco il valore di ognuno di loro. Io sono stato anche fortunato nel poter continuare ad andare avanti con il ballo, perché come già ho detto lo amo ed è parte della mia vita. Continuerò  a ballare finché le mie gambe mi reggeranno, fin quando riuscirò a dare me stesso e la mia arte alle persone.
 
MA IN QUELL’ EPOCA COME SI CHIAMAVA IL BALLO SE LA PAROLA SALSA ANCORA NON ESISTEVA?
L'impiego della parola salsa è nuovo. Come balli esistevano: la charanga, la pachanga, il son montuno, il cha-cha-cha, il guaguancò.
Il guaguancò, però non era quello cubano, era una cosa tutta nostra. Tutti e due partono della stessa radice, ma mentre il cubano va verso il son, il nostro rimane molto più attaccato alla radice boricua, quindi a delle movenze meglio identificate con la nostra tradizione, anche se non so come siamo arrivati a dargli questo nome.
Come balli esistevano anche la guaracha, il bolero, la plena e la bomba che sono i nostri balli tradizionali. A Puerto Rico, esistono dei gruppi musicali e di ballo che si dedicano alla bomba e la plena, come i Fratelli Ayala, i Fratelli Cepeda, e tanti altri. Il fatto che i turisti al loro arrivo all'isola, non siano ricevuti con dei complessini che suonano bomba e plena, come capita in Messico con i Mariachis, non lo so perché avvenga. Sono cose che appartengono alle responsabilità dell''autorità. Non sono aspetti che mi corrispondono, anche se come cittadino avrei il piacere che tutti gli stranieri che arrivano qui fossero ricevuti così. Ma non solo loro! Sarebbe bello anche per i portoricani che da molto tempo stanno fuori dell''isola, anche perché siamo un popolo sentimentale e dopo qualche giorno che stiamo lontani cominciamo a pensare al nostro riso con i fagioli.
 
COME SI BALLA LA SALSA? QUAL’E’ LA FORMA PIU’ CORRETTA DI BALLARE LA SALSA?
Credo che questo sia un gran dilemma , penso che la gente stia impazzendo cercando il miglior modo di ballare la salsa.
Io ballo alla mia maniera, cioè come Papito Jala Jala, anche se questo non è necessariamente corretto. Io solo intendo che la salsa si deve ballare con sentimento, swing, sabor, come una parte di te stesso, perché sei tu che ti devi saper proporre. Se tu non sai come venderti, è come se tu entrassi in un negozio e il venditore non ti mostrassi le merci. Quindi nessuno te le compra. Cosi è con il ballo.
Sono convinto che se balliamo come già ti ho detto con sabor, il dilemma di ballare sull’uno o sul due non esiste. Personalmente ballo sul due, ma non perché non mi piace ballare sull’uno, ma ritengo, che se balli sull’uno, devi essere il migliore, perché se devi ballare a tempo per ballare uguale a tutta la massa, non vale la pena.
Papito balla sul due, però con il proprio stile, e nessuno balla come lui o come il suo gruppo di ballo, perché la nostra peculiarità ed essere noi stessi.
 
TI PIACEREBBE FARCI UNA DIMOSTRAZIONE?
Al popolo italiano faccio questa dimostrazione di ballo sia sull’uno che sul due. Voi quando vedrete questo video, potreste dire se siete d'accordo con me, se sia meglio ballare sull’uno o sul due. E’ alla vostra discrezione, ma tenete presente che  per ballare quello che occorre è sentire quello che si sta facendo. Balla! Godi di quello che fai, balla per soddisfare te stesso...
 
(segue dimostrazione...)
 
VORREI UNA TUA OPINIONE SUL BALLO A CUBA E SUI BALLERINI CUBANI
Io ho molta simpatia per il popolo cubano. Credo che Cuba è il posto dove la gente ha più swing, in maniera esagerata. Mi incanta lo stile cubano.  Ho portato un po' di questo swing sia nel mio stile che dentro il mio gruppo di ballo. Io mi identifico molto con loro. Li  vedo molto simili a noi, perché, loro vivono e godono di quel che fanno. I loro movimenti mostrano il loro calore umano. Spero di poter tornare a Cuba il più presto possibile, per prendere delle lezioni di ballo con il coreografo del Tropicana. In altre occasioni non ho avuto il tempo. Vorrei restare almeno una settimana e farmi 8 ore giornaliere di lezione sul folclore cubano per unire alcuni aspetti delle loro danze alle mie coreografie.
 

UN’ ULTIMA DOMANDA SU NEW  YORK
New York è molto cambiata in quanto allo stile di ballo. Posso dire che ci sono tante compagnie di ballo. Io non sono nessuno per criticare, però credo che loro abbiano perso il senso del sentir la musicalità in quanto alla espressione del sentimento. Le compagnie più che ballare salsa ballano hustle, ballano con tanti giri, senza una vera e propria armonia in relazione alla musica. Poco swing e sabor. Penso che sia un modo molto americano d'interpretare la salsa, che, al contrario, io considero una cosa molto portoricana...

 

> Leggi l'intervista tributo sulla rivista del Congreso Mundial de la Salsa di Puertorico 2003

 

 


 

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